Sudan per La Repubblica — Ch 2
May 11, 2026
Il Kordofan è il nuovo fronte della guerra in Sudan, e El-Obeid è la città assediata, strategica per il controllo della regione. Intorno, i campi per gli sfollati ospitano oltre 150.000 persone.
April 16, 2026
Text by Fabio Tonacci / La Repubblica
Photography by Fabio Bucciarelli per La Repubblica
Avevamo quasi perso la fiducia di riuscire ad andare in Kordofan. Quasi, perché se perdi la fiducia, vuol dire che è arrivato il momento di tornare a casa. Poi, l’ultimo giorno utile, arriva il permesso del permesso, la green light. Il tempo rimasto era appena sufficiente per andare, lavorare una giornata e tornare indietro. Servono dieci ore da Khartoum ad El-Obeid e altre dieci per fare la strada al contrario. Poi, ancora altre dieci ore, se non di più, dalla capitale per raggiungere Port Sudan e l’unico aeroporto con voli internazionali del paese. In più dovevamo contare gli infiniti checkpoint, spesso tre nello spazio di poche decine di metri: polizia, esercito e servizi segreti, ognuno con il proprio sospetto e la necessità quasi fisica di esercitare un frammento di potere su chi passa. Il Kordofan è diventato il nuovo fronte della guerra in Sudan, El-Obeid è assediata dalle RSF e c’è solo una strada, bersaglio di droni, che permette di entrare o di uscire dalla città. Alla fine siamo riusciti ad arrivare al calare del sole e ci siamo subito diretti al campo per profughi interni, Al-Mina Al-Muwahad. Proprio qui comincia il reportage di Fabio Tonacci:
EL-OBEID — Divenuti occhi nella notte, gli sfollati si sono messi a parlare. Il buio pesto che ha avvolto la tendopoli di El Obeid ha portato in dote il coraggio che, fino al crepuscolo, non avevano. Non è più soltanto il lamento collettivo di un popolo affamato, fuggito, dimenticato, protagonista involontario della più grave crisi umanitaria del pianeta. Adesso sono i racconti di quel che accade nei villaggi del Kordofan, il nuovo fronte della guerra sudanese. Gli occhi si sono moltiplicati, le voci si sovrappongono. Le storie della barbarie in corso vengono fuori con la stessa forza con cui Fatia Taher Abakar si è fatta largo nel crocchio di ombre. Ha molto da dire. E vuole essere ascoltata.[…] ©Fabio Tonacci


Sudanese women and children displaced from Kordofan are currently sheltered at the Al-Mina Al-Muwahad camp, on the outskirts of El Obeid, on April 9, 2026. ©Fabio Bucciarelli

Patients inside the British Hospital in El-Obeid, Kordofan, Sudan, April 10, 2026. The facility has been operating under extreme pressure as it sits near active frontlines in the ongoing conflict between the Sudan Armed Forces and the Rapid Support Forces. ©Fabio Bucciarelli

Sudanese women carrying their identity papers, displaced from Kordofan, are currently sheltered at the Al-Mina Al-Muwahad camp, on the outskirts of El-Obeid, where more than 36,000 people are living in extremely fragile conditions. Sudan on April 9, 2026. ©Fabio Bucciarelli

Fatia Teher Abakar fled Birka and arrived at Al-Mina Al-Muwahad camp in Kordofan, Sudan, on April 9, 2026. She recounts that when the Rapid Support Forces attempted to take her children, she managed to hide them before escaping. © Fabio Bucciarelli
Il Sudan entra nel quarto anno di guerra intestina, la più violenta, che ha creato la più grande crisi umanitaria del pianeta. Lascio spazio alla fotografia e alle parole dell’amico e collega Fabio Tonacci, che raccontano meglio di chiunque altro il cuore e la speranza schiacciata dal peso della guerra. Insieme abbiamo viaggiato lungo il Paese, da Port Sudan a Khartoum fino al Kordofan, il nuovo fronte, il nuovo Darfur. Su Repubblica trovate il lavoro completo, un grande reportage diviso in tre capitoli, tre cover story che introducono tre doppie pagine, dove testo e fotografia si uniscono in un unico racconto: Khartoum, la città fantasma, sulla crisi umanitaria in Kordofan e sulle milizie della Joint Force che combattono a fianco dell’esercito regolare. Buona lettura.