Occupied Territories: Stories from The West Bank, Gaza, and Lebanon

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Occupied Territories non è solo il titolo del nuovo libro, ma la condizione quotidiana di chi vive in uno spazio e in un tempo segnati dall’occupazione israeliana, costante e opprimente. Non si tratta semplicemente di luoghi sulla mappa come Gaza, Libano o la Cisgiordania. Questi territori sono simboli di un’esperienza più profonda, che va oltre la geografia.
Occupied Territories è lo spazio e il tempo di chi vive sotto assedio costante. È la sensazione di un tempo sospeso, che non scorre come dovrebbe, e di corpi che non hanno la libertà di muoversi, di esistere senza limiti. È l’interruzione di vite, costrette a ridefinirsi continuamente in un contesto di conflitto eterno.

Il libro è il risultato di anni di lavoro sul campo dal 2013 al 2024 fra Gaza, la Cisgiordania e in Libano, un contenitore di memoria e testimonianza, un peso condiviso che non sarà più solo mio, ma anche di chi sceglie di continuare a guardare e crede in un giornalismo indipendente e necessario.

Il libro è pubblicato in doppia lingua, con testi in italiano e in inglese.
La copertina è rigida e le dimensioni sono 20,5[cm] x 28[cm].

Il libro verrà presentato ufficialmente il 9 luglio a Sarajevo, in occasione dell’apertura di una mostra personale che riproporrà le 100 fotografie pubblicate nel libro in grande formato, allestita all’interno del municipio della città, la storica Vijećnica. L’evento si svolge nell’ambito del WARM Festival, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati al giornalismo di conflitto, che ogni anno riunisce reporter, fotografi, scrittori da diverse parti del mondo.

Description

Il libro, stampato in 1.300 copie, pubblicato in doppia lingua con testi in italiano e in inglese, conta 180 pagine e 100 fotografie, analogiche e digitali, a colori (stampate in quadricromia) e in bianco e nero (stampate in tricromia). Per accompagnare e contestualizzare le immagini, ho scelto di includere quattro reportage scritti dal campo per Il Fatto Quotidiano, realizzati lungo i diversi anni di lavoro. A corredo, tre schede paese per offrire uno sguardo storico essenziale.

Sono felice di annunciare che, per questo volume, la prefazione è firmata da Fabio Tonacci, collega e inviato di la Repubblica, ma ancora prima amico. A lui è affidato il compito di introdurre il libro, dove condivide anche un dietro le quinte del nostro lavoro insieme nelle aree di conflitto. Con Fabio abbiamo attraversato insieme la Cisgiordania e il Libano, momenti chiave per la realizzazione di Occupied Territories.

Come nel libro precedente, anche qui c’è spazio per una riflessione più ampia sul ruolo del fotogiornalismo contemporaneo: con Andrea Tinterri, curatore e critico d’arte, prosegiamo l’intervista iniziata nel primo volume — tra informazione e visione.

Grazie a un nuovo accordo con Skynet Worldwide Express, rete globale di spedizioni espresse, possiamo ora garantire spedizioni più rapide e affidabili, sia in Italia che all’estero. Inoltre, abbiamo ampliato le destinazioni: Occupied Territories può ora essere spedito in quasi tutti i paesi del mondo. La spedizione del libro, una volta acquistato, richiede circa 3 giorni lavorativi. Potrebbero verificarsi ritardi in base al periodo dell’anno, al numero di ordini in coda o alla destinazione, con tempi che possono arrivare fino a 10 giorni lavorativi, soprattutto per località più remote.

1300 copies | 180 pages | Black and white photographs printed in trichrome | color photographs printed in four-color process—100 photographs, both analog and digital.

Photo Editing /Fabio Bucciarelli
Colour Correction /Joan Roig
Editorial Coordinator / Elena Caldara 
Copy Editing / Laura G. Maggioni
Graphic Design and Layout / Daniela Meda
Editorial Assistant /Dario Fanelli

All reproduction and translation rights
reserved for all countries
© 2025 Dario Cimorelli Editore Srl
© Fabio Bucciarelli for all photographs 2013–2024
© Fabio Bucciarelli for all articles 2023–2024

ISBN: 979-12-5561-161-5

L’immagine del libro mostrata è un mock-up; il libro stampato potrebbe presentare lievi variazioni. The image of the book shown is a mock-up; the final printed book may exhibit slight variations.

Fino ad oggi, tutti i progetti editoriali su cui ho lavorato hanno rimesso il tempo al centro della narrazione. Parlo di anni di lavoro, di andate e ritorni nei luoghi, di storie che continuano a raccontarsi. Ho scelto di dilatare i tempi per affrontare temi trasversali, capaci di andare oltre l’urgenza della copertura mediatica e aprire spazi di riflessione. Mi interessa lavorare su storie che, pur nate nella cronaca, riescano a espandere il loro campo d’azione. Conoscere l’anno esatto, le informazioni, i dettagli delle fotografie è importante, ma l’obiettivo primario resta l’idea, il racconto, il perché fare un libro.

Con The Dream, ho affrontato il sogno infranto dei migranti e dei profughi in fuga dai conflitti: una narrazione circolare che passa da immagini oniriche a reali, dal 2011 al 2016. South Sudan – The Identity of the World’s Youngest Country (Cimorelli Editore, 2024), racconta un paese alla riceca della sua identità, segnata dalla piaga della guerra, con scatti dal 2012 al 2022. Il primo di una serie che ha inaugurato un percorso che affonda le mani nelle radici del mondo, che guarda in faccia la realtà senza paura di mostrarsi cruda. Come una serie TV, ma di libri. Una volta si sarebbe chiamata “collezione”, per fare diventare memoria la brutalità del mondo in cui viviamo e la resilienza delle persone che lo abitano.

Il volume Occupied Territories: Stories from the West Bank, Gaza and Lebanon affronta l’occupazione israeliana, la mancanza di libertà e la guerra perpetua in Palestina e in Libano, con fotografie che vanno dal 2013 fino all’ottobre del 2024.

Personalmente fare libri fotografici, oggi, ha un significato profondo, significa scegliere la complessità quando tutto intorno spinge verso la semplificazione. E’ un punto fermo in un mondo che scivola via troppo in fretta. E’ un momento in cui il dolore personale diventa collettivo: è il peso che si alleggerisce quando lo si porta insieme agli altri, perché alla fine, nel dolore, ci si trova, ci si riconosce. E in quel riconoscersi, il peso diventa meno grave. Non è la fine di niente, è solo un pezzo di verità che, una volta messo su carta, non è più solo tuo. È di chi lo legge, di chi lo sente.

La tematica e il racconto

L’idea è il cuore del racconto, l’anima che guida ogni scelta, ogni parola, ogni fotografia. Senza di lei, il libro è una collezione di immagini in successione, un ricordo, un documento, una copertura di un evento. Magari bello e impattante e anche necessario, ma è l’idea che dà forma, che provoca, che scava, che ti costringe a guardare e a guardarti dentro per raccontare la verità, che a volte è scomoda e che spesso disturba. È l’idea che ti fa scegliere le fotografie, che ti fa scartare, che aiuta la verità a venire fuori. E quando la verità arriva a toccarti, difficilmente puoi più ignorarla.

Il libro è suddiviso in tre sezioni principali: la Cisgiordania, Gaza e il Libano, dove ognuna ha una sua identità visiva che segue un filo narrativo, e tutte insieme, raccontano una storia di violenza, speranza e resilienza, intrecciando esperienze che si sovrappongono e si rispecchiano, creando un racconto corale. La prima parte, dedicata alla Cisgiordania, è completamente in bianco e nero. Qui, l’occupazione è più silenziosa, nascosta dietro il controllo e la sorveglianza. Il bianco e nero sottolinea questa tensione sotterranea, che pesa senza mai esplodere. Con Gaza, il linguaggio visivo cambia: il bianco e nero e il colore si alternano per raccontare un crescendo emotivo, per riflettere la discontinuità della vita in un territorio che oscilla tra la calma apparente e l’esplosione della violenza. Arriviamo infine al Libano, dove il colore domina, dove l’occupazione non è solo una forma di controllo, ma una guerra aperta, una devastazione che è impossibile ignorare. Il colore rende le immagini più crude, più immediate, spingendo il lettore a confrontarsi con la realtà della guerra.

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